Una storia...

...può servire per comprendere meglio una cosa molto importante, eppure molto semplice: il tempo non ci appartiene.

Due anziani abitarono per lunghi anni la stessa cella e mai vennero tra loro in contesa. Un giorno, uno disse all'altro: "Proviamo a far lite fra noi due come fanno gli altri". E il frate interpellato disse: "Non so cosa sia una lite". E il primo: "Ecco: tra me e te metto un mattone e io comincio col dire: questo è mio, e tu rispondi: no, non è tuo, è mio; le liti cominciano sempre in questo modo". Misero in mezzo un mattone e uno disse: "Questo è mio", e l'altro rispose: "No, è mio". E il primo: "Se è tuo, prendilo e va' in pace". E non riuscirono a far lite tra loro.


(da Le parole dei Padri del Deserto, a cura di Giovanni Vannucci, Milano 1958, pp. 99-100).

Può darsi che tra me e un altro ci sia più che un mattone: ci sia il pianeta Terra, ci sia il cosmo, ci sia lo spazio.
Può darsi che tra me e l'altro ci sia un minuto, ci sia un'ora, ci sia un giorno, ci sia una settimana, ci sia un mese, ci sia una stagione, ci sia un anno, ci sia il tempo. Di chi è lo spazio? Di chi è il tempo?
Seguiamo l'esempio di questi due Padri del Deserto: evitiamo di dire subito che questo spazio è mio, che questo tempo è mio, poiché le liti cominciano sempre in questo modo. Sul pianeta Terra nella nostra epoca dobbiamo fare del nostro meglio per metterci l'uno nei panni dell'altro.

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